REFLASHFUSIONS

Trasparenze in resina, fotografia, strisce di carta, 31×20×3 cm (dimensione standard) Serie di 35 ritratti

“ReFLASHFUSIONS” è stata realizzata tra il 2010 e il 2012 come tentativo di liberare il ritratto fotografico dalla sua esistenza piatta.

Mi interessava capire cosa rimane quando l’immagine di una persona non è più solo superficie, ma racchiusa in strati, tra chiarezza e decadimento chimico, tra documento e cadavere.

Alcuni dei miei protagonisti e amici sono nel frattempo scomparsi. Eternamente congelati.

Le fotografie, tutte scattate da me, sono state tagliate a strisce e incorporate in più strati di resina sintetica. Durante il processo, i pigmenti hanno reagito con la resina; ogni strato si è coagulato in modo diverso, ogni figura ha sviluppato la propria biografia chimica. Così sono emersi questi corpi traslucidi fatti di immagine, tempo e caso.

I volti sembrano guardare dalla profondità di un muro di ghiaccio.

Sono presenti e assenti allo stesso tempo, momenti congelati che si sciolgono di nuovo sotto lo sguardo dell’osservatore. Non sono semplici somiglianze, ma personaggi condensati: istanti d’anima incapsulati, conservati nella resina.

Ogni pezzo porta tracce di reazione e resistenza. Spesso, il risultato finale armonizzava in modo inquietante con la personalità del soggetto ritratto.

A volte era spaventoso, perché la resina conserva, ma distrugge anche.

La superficie non è mai liscia, mai perfetta. Si percepisce come se il materiale stesso ricordasse la memoria del soggetto, solo per cancellarla di nuovo. Ogni fotografia reagiva in modo diverso alla chimica della resina: alcuni ritratti si sono quasi disintegrati, altri sono rimasti quasi intatti. Il processo stesso non è mai stato puramente manuale, ma una forma di resurrezione: Re-Flash, una seconda esposizione, una riaccensione.

Il getto diventava una sorta di rito di trasformazione. I ritratti guardano dall’interno di una bara trasparente; richiedono che l’osservatore si muova per poterli vedere veramente. Solo attraverso l’impegno fisico la profondità si rivela.

L’osservatore diventa un secondo attore, “scongelando” l’immagine spostando la prospettiva, attraverso uno scostamento tridimensionale.

L’anima congelata non reagisce più dall’interno, ma riflette il momento e l’umore di chi la osserva.

“ReFLASHFUSIONS” è una meditazione sul ritratto in un’epoca di immobilità.

In un mondo che riproduce volti a milioni, ne conservo uno solo, per salvarlo dal movimento e restituirlo attraverso il moto dell’osservatore. È la mia inversione poetica della fotografia: qui non è la luce a plasmare l’immagine, ma la materia stessa.

A volte, mentre gettavo i ritratti a tarda notte, la resina cominciava a respirare. Minuscole bolle tossiche salivano come pensieri, intrappolate a metà strada verso la superficie, come se i volti cercassero di ricordare chi erano prima che li sigillassi dentro.

In quei momenti mi sentivo meno artista e più testimone o alchimista, a osservare il materiale riprendere il controllo, decidendo quali parti di una persona dovessero sopravvivere al sonno chimico. C’era sempre questa vibrazione silenziosa nello studio, il suono di una vita che veniva archiviata.

La serie non è mai stata completata.

È stata e rimane concepita come progetto a lungo termine, un archivio di condizioni umane, una collezione di reazioni congelate che un giorno potrebbero scongelarsi di nuovo.

Molto probabilmente, ben poco di noi sopravvivrà nei secoli, forse nemmeno una singola fotografia, solo il nostro fugace momento nel nulla.

Con un po’ di fortuna.

Carrara 2010 – Futuro

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