
Ho creato Black Virgin nel 2012 e l’ho presentata a Carrara durante la mostra Pimp My Mary II. Fu una serata in cui la città stessa divenne palco. Nell’ex convento del centro storico, la gente dipingeva, la musica suonava, le voci si mescolavano e le risate riecheggiavano. La mia opera stava lì come un magnete silenzioso, eppure non restava mai ferma: tutti volevano toccare la manovella nera. Tutti volevano vedere la Madonna lentamente sprofondare nell’olio e risalire, come per rinascere.
La gru ha la forma di un patibolo, un apparato per l’esecuzione. La Madonna vi è sospesa come in attesa della sua sentenza, non esaltata, ma condannata. In questo gesto, la figura sacra diventa insieme vittima e testimone, sospesa tra culto e annientamento.
L’olio che riempie il barile è il nostro olio usato, un rifiuto, un veleno, ma anche un liquido oscuro e scintillante, stranamente ipnotico. Per me rappresenta la negazione del marmo bianco che definisce Carrara. Carrara, città di luce, di pietra immacolata, di purezza e sublimità, così vuole il mito. La realtà è diversa. Accanto al marmo sta l’olio: scuro, viscoso, tossico, pesante. Ed è qui, per me, la verità della nostra epoca: l’“oro” di oggi non è più sepolto nella pietra (l’oro bianco di Carrara), ma nei serbatoi dei nostri motori.


Il titolo è al tempo stesso letterale e ambiguo: Black Virgin, invocazione della Madonna Nera, da tempo patrona dei minatori, ma anche commento alla divinizzazione del petrolio. Il gesto sposta il sacro nell’industriale: la spiritualità è trascinata nell’olio motore sporco, immagine di culto incontra materia grezza. Questa contaminazione mi affascina, non come scandalo fine a se stesso, ma come coreografia onesta del presente. L’olio uccide, ma salva anche innumerevoli vite.
Con Black Virgin volevo rendere visibile questa inversione. Mentre Michelangelo cercava il blocco bianco, io cerco lo specchio nero. Il marmo costruì cattedrali e immortalò la Madonna, ma l’olio ci ha accelerati, globalizzati, consumati, e infine catapultati nello spazio infinito. È il vero sacramento della modernità: contestato, venerato, velenoso, salvifico.




La figura della Madonna non è casuale. Incorpora protezione e speranza. In Black Virgin è immersa nel nuovo “liquido sacro”: l’olio. Per me è stato un battesimo, ma oscuro: un rituale che impregna l’antica spiritualità nella materia nera della modernità. La Madonna bianca diventa icona nera, pesante e lucente, contraddittoria, contaminata.
Molti lo hanno trovato scandaloso. Vescovi si sono lamentati, fedeli si sono sentiti provocati, i media hanno borbottato. Eppure credo che l’opera abbia avuto successo proprio per questo motivo. Era uno specchio, non solo dell’olio, ma della verità sociale. Ciò che veneriamo, ciò di cui abbiamo bisogno, ciò che ci muove, non è più il divino dall’alto, ma la sostanza nera dal basso.


La manovella, che ho collocato volutamente a bassa altezza, trasformava gli spettatori in partecipanti. Chiunque la girava assumeva responsabilità. Ognuno abbassava la Madonna più a fondo nell’olio o la traeva di nuovo su. Diventava un rituale collettivo, un gioco di colpa e curiosità, riverenza e cinismo.
Guardando indietro, Black Virgin resta una delle mie opere in cui Carrara è più profondamente inscritta: la città delle montagne bianche, dove un barile nero sta lì, pesante e lucente. Due poli, marmo e olio, che si incontrano nella mia opera.

Carrara 2012

