Black Birthday

Dieci anni dopo quel maledetto 11 settembre 2001

Allora ero come tanti altri, giovane e abbastanza stupido, senza parole, o forse con quelle sbagliate, per quello che era successo negli USA. Dieci anni dopo volevo riavvicinarmi a quella vecchia sensazione, non al mondo, non alla storia, ma a ciò che era rimasto dentro di me.

Black Birthday è stato il mio modo di guardare indietro da lontano, come qualcuno cresciuto con quelle torri che crollavano, con volti che non ho mai conosciuto ma che non avrei mai potuto dimenticare, rivisti cento volte da ogni possibile angolo.

I blocchi neri nella scultura sono pacchi impilati, echi delle Torri Gemelle fatte esplodere. Appare quasi infantile, quasi come un gioco, ma non lo è.

Ognuno di questi pacchi porta peso. Nessun dono della vita, ma un ricordo di lacrime, dolore e morte che nessuno aveva mai chiesto. Insieme formano due corpi che si inclinano l’uno verso l’altro, come cercando di sorreggersi a vicenda o di impedire all’altro di cadere.

Davanti siede una piccola figura su una panchina. Uno dei miei coraggiosi piccoli Pinokels. Il braccio alzato davanti al volto, come per nascondersi, o solo per respirare un momento. Naturalmente piange come un dannato. L’ho modellato così, nella posa che assumi quando non ci sono più parole.

Accanto a lui giace un fiore,

il gesto residuo di speranza e rituale. Le cose che le persone fanno. Ma come diavolo un fiore dovrebbe consolare tutto questo?

Il marmo Statuario bianco, patinato, porta tutto come un palcoscenico: freddo, fermo, pulito.

Nero.

Volevo che l’opera non urlasse, ma rimanesse silenziosa.

Il nero è silenzioso.

Sopporta ciò che a malapena possiamo sopportare noi stessi. Ricordo ancora i momenti nel mio studio: l’irrequietezza, il vuoto, la sensazione che dieci anni non fossero affatto distanza. Allora non me ne importava molto. Dava persino la colpa agli americani per la loro stessa tragedia.

Giovane stupido.

Nessun eroe, nessuna vittima, solo una persona che guarda, senza capire perché diavolo certe cose continuino a succedere.

Oggi Black Birthday è a Berlino, nella collezione permanente della Galerie Charlotte Infantellina. Penso sia nel posto giusto, in una città che porta le proprie cicatrici e ha imparato a convivere con esse.

Avrebbe dovuto essere ovvio che la violenza genera solo se stessa, ma le persone hanno sempre bisogno di distruggere ciò che è più vicino prima di crederci finalmente. Anch’io.

Berlino 2011

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