Le parole suonavano finalmente meglio del solito politico imbonitore e stucchevole.
Ero seduto nel mio laboratorio di montagna a Carrara, coperto di polvere di marmo, ascoltando la radio, e pensai:
“Vediamo quanto durerà questa speranza prima che qualcuno accenda di nuovo la miccia e il sogno americano parta per un altro brutto viaggio.”

Così nacque *Stars and Spikes*. Un Mustang, il cavallo americano della libertà, non in acciaio e cromo di Detroit, ma scolpito nel marmo, pesante, massiccio e freddo.
Il suo corpo porta le strisce rosse e bianche della bandiera come un costume ormai stretto. La criniera, un Mohawk blu, si erge acuta e sfidante, un punk che rifiuta di salutare.
E invece degli zoccoli, rotola su quattro ruote in alluminio blu brillante, lucidate, orgogliose, simbolo di movimento e potenza trasformati in un feticcio cromato. Sulla schiena bilancia una forma ovale, scolpita in alabastro fine. Morbida, traslucida, quasi respirante.
Un uovo, fragile, pieno di promesse. Un futuro buono!

Sul lato ho inciso l’emblema di Obama, quel sole nascente di ottimismo, la geometria pura di un miracolo politico.
Yes we can!

L’uovo ben formato rappresenta ciò in cui le persone volevano credere allora, me compreso: pace, uguaglianza, antirazzismo, decenza, intelligenza, Star Trek, tutte quelle delicate cose umane che raramente sopravvivono al contatto con la realtà.
Eppure, proprio lì, sul sedere del cavallo, c’è un piccolo dettaglio che cambia tutto: un piccolo fiammifero rosso di dinamite.
La miccia è già accesa.
Questo è il vero motore della scultura. Non sono le ruote a farla muovere, è la miccia.
Perché l’America, con tutta la sua bellezza, generosità e cultura, porta sempre dentro di sé la propria esplosione. È un paese dipendente dall’accensione: dall’adrenalina, dalla violenza, dal brivido della distruzione che segue sempre un sogno. Non possono farne a meno.
L’uovo di alabastro, naturalmente, non sopravvisse al viaggio. Si frantumò in mille pezzi, già durante la presidenza di Barack. Era puro, brillava dall’interno, ma era e rimane solo un’idea fragile.



Stava su una schiena robusta che trema, una nazione che vuole sempre correre ma non sa mai dove, che confonde il suono della velocità con la sensazione di progresso.
Quando terminai l’opera, non pensavo fosse cinica. Era semplicemente onesta.
Il movimento Obama fu un piccolo miracolo, e sotto di esso il Mustang, dipinto con orgoglio, rotolava dritto verso la propria esplosione.
Diciassette anni dopo, lo guardo di nuovo, e sembra quasi profetico. La miccia non si è mai spenta davvero. La bomba è esplosa.
Gli Stati Uniti ancora uniti galoppano, alti e ciechi, in un tempo incerto, nel capitalismo dei baroni rapinatori e dei fatti alternativi. Forse questa è l’America: un paese che continua a farsi esplodere solo per dimostrare di essere ancora vivo.
E forse siamo tutti così, quando iniziamo a credere ai nostri stessi slogan.
Buona fortuna, cari americani, e che qualunque dio ci aiuti a sopravvivere al vostro viaggio!
Carrara 2008

