Pinokels

I “Pinokels” sono figure che ho iniziato a sviluppare intorno al 2008.

Sono volutamente semplici, quasi infantili, e si caratterizzano per le orbite oculari esageratamente profonde, come piccole caverne dove il pensiero logico è scomparso. La parola “Pinokels” deriva liberamente dall’inglese *people*, reinterpretata in tedesco, leggermente distorta, giocosa, ironica.

Ognuno di questi personaggi incarna un atteggiamento, un momento fugace, un frammento di società. Sono grezzi, sempre ridicoli, talvolta tristi, piccole caricature di noi stessi. Nonostante la semplicità, trasmettono un senso di tragedia, qualcosa che non si può sorridere via. Un problema dei nostri tempi.

Tutti sono scolpiti in marmo, per lo più marmo di Carrara, e patinati con pittura acrilica. Questo conferisce loro una superficie artificiale, quasi plastica, come giocattoli. È proprio questo che mi interessa: quando il marmo, materiale eterno, appare improvvisamente “economico”, e l’economico comincia a essere onesto.

Nel corso degli anni, i Pinokels sono evoluti fino a diventare una specie a sé stante. Si siedono, corrono, posano, predicano, si impappinano, celebrano, pregano o postano, a seconda di quale follia domina il mondo.

E dentro tutta la loro esagerazione c’è sempre una traccia di tenerezza. Forse questo è il loro vero scherzo: ci si ride sopra finché non ci si accorge che stavano ridendo di noi. C’è un sarcasmo silenzioso nella loro postura: ci mostrano quanto siamo diventati ridicoli. Come ci vendiamo, ci adoriamo, ci mettiamo in scena. Il Pinokel non è un eroe, non è una vittima, è lo specchio che ci espone mentre ridiamo di lui, che ci insegna che il mondo lo si comprende davvero solo esagerandolo.

Il Pinokel non ci mente, ci restituisce semplicemente noi stessi. Indossa i nostri volti, i nostri gesti, le nostre scuse. Sa che la moralità da tempo è diventata scenografia, e che oggi l’onestà è spesso solo un altro hashtag. Dietro il suo sorriso sciocco si nasconde la stanchezza di un essere che ha visto troppo e continua comunque, perché arrendersi sarebbe solo un’altra posa. I suoi occhi sono vuoti, ma NON stupidi. Dentro quelle cavità oscure c’è qualcosa che ci osserva, non con rabbia, ma con una sorta di curiosità stanca. Forse il Pinokel è l’ultima creatura innocente in un mondo che vuole spiegare tutto. Non fa più domande; indica semplicemente ciò che c’è.

E a volte, questo basta.

I Pinokels hanno anche servito da base per i nostri FAC Cruxials, e di tanto in tanto, uno di loro è destinato a riemergere.

Carrara 2008-

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