Art VS Frontex

La nostra installazione artistica “Art vs Frontex” invita noi spettatori e la società intera a riflettere sul ruolo dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, Frontex, e sul suo impatto sull'umanità.

L’opera ci confronta direttamente con la domanda su come noi, come comunità, affrontiamo i confini invisibili ma molto reali che vengono eretti intorno a noi. Nella prima parte dell’installazione, vediamo un martello con inciso sopra la parola “ART”. Questo martello rappresenta il potere dell’arte, non solo come specchio della realtà, ma come strumento per intervenire attivamente nei processi sociali e politici.

“L’arte non è uno specchio in cui riflettere il mondo, ma un grande martello con cui modellarlo!”

Noi, come artisti, ci ricordiamo che l’arte non è un mezzo passivo, ma uno strumento capace di provocare cambiamenti. Il martello simboleggia la nostra capacità di smantellare e persino frantumare barriere attraverso l’impegno creativo e critico, aprendo nuove prospettive.

La seconda parte dell’installazione affronta le catastrofi umanitarie e politiche che avvengono ai confini esterni dell’Europa, in particolare nel Mediterraneo. L’area blu, incorniciata da piccoli oggetti che richiamano corpi umani, ci ricorda le numerose persone che perdono la vita mentre cercano di fuggire. Il mare, suggerito nella rappresentazione, è per noi simbolo di libertà, ma per molti migranti diventa una trappola mortale. Le figure ci avvertono che dietro ogni confine che erigiamo politicamente ci sono vite umane reali in gioco.

“Art vs Frontex” ci invita a non restare in silenzio, ma a prendere una posizione attiva. L’installazione ci sfida a mettere in discussione il nostro ruolo in questa complessa rete politica. Possiamo permetterci di accettare semplicemente le decisioni di istituzioni come Frontex, o dobbiamo alzare la voce per generare cambiamento?

Attraverso la nostra installazione vogliamo rendere chiaro che l’arte non serve solo alla contemplazione estetica, ma svolge anche un ruolo importante nel discorso politico e sociale. L’installazione ci parla direttamente: siamo tutti chiamati a riconoscere queste ingiustizie, riconsiderare la nostra posizione e diventare parte del cambiamento.

Carrara 2013

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