In sette autoritratti sceneggiati, l’artista incarna i classici peccati capitali: orgoglio, invidia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria, collegando ciascuno di questi stati morali a uno stereotipo nazionale. Ciò che inizialmente può apparire come un gioco di ruoli ironico si rivela, a uno sguardo più attento, un intervento preciso e socialmente critico che esplora le tensioni tra stereotipi, colpa collettiva e auto-rappresentazione culturale.


Come collettivo artistico interessato al simbolismo urbano, all’estetica politica e alla critica materializzata, percepiamo quest’opera come un atto radicale di auto-trasformazione. Krome entra nell’inquadratura come soggetto e oggetto: è modello, attrice, critica e allegoria allo stesso tempo. Ponendosi al centro della messa in scena, ci confronta anche come spettatori, sfidando il nostro sguardo, le nostre proiezioni e i nostri pregiudizi interiorizzati.
Ogni immagine è meticulosamente composta, con colori, illuminazione, posture e oggetti che seguono una logica visiva derivata sia dall’iconografia classica sia dai riferimenti della cultura pop.
Il peccato tedesco dell’invidia è rappresentato attraverso ordine rigido, controllo freddo e l’estetica della dominanza burocratica. La gola americana si manifesta come esibizionismo maschile gonfiato, un mondo di beach boys, Miami Vice, posture di potere e spettacolo di intrattenimento. La lussuria britannica diventa un decadente rifugio in racconti goffamente salaci. Nessuna di queste rappresentazioni rimane superficiale; funziona simultaneamente come caricatura e specchio critico. Eccetera.


Ci affascina soprattutto l’approccio di Krome alla rappresentazione culturale. The Sadly Sins non si limita a illustrare il funzionamento degli stereotipi, ma mostra come essi vengano messi in scena, creduti, consumati e perpetuati attraverso le generazioni. Krome utilizza il linguaggio visivo della fotografia per interrogare il linguaggio della nazione. In un’epoca in cui l’identità viene ripetutamente ridotta e strumentalizzata, apre uno spazio performativo di confronto.
Per noi di F-A-C Fronte Acciaio Cromato, questa serie non è solo un’opera artistica, ma una teoria visiva. Opera all’incrocio tra performance individuale e ricezione collettiva, tra mito e decostruzione, tra desiderio e violenza. Attraverso la sua serietà ironica e la sua ostinazione formale, parla un linguaggio che risuona profondamente in noi, un linguaggio di contraddizione, attrito e forma.

The Sadly Sins non è un commento comodo, ma un invito performativo a confrontarsi con il mondo attraverso la propria lente culturale. Per noi è una dichiarazione audace di rilevanza artistica. E anche una scintilla di verità.


F-A-C – Fronte Acciaio Cromato 2015

