I blocchi ci furono generosamente donati da una grande e nota cava. I due organizzatori, Sergio dall’Argentina e Ursula dalla Germania, erano estremamente orgogliosi che così tanti scultori si fossero riuniti per lavorare con un materiale così eccellente.

La mia scultura è nata durante un’intensa fase creativa all’aria aperta, con vista sulle dolci colline della Lunigiana, accompagnata dal ritmo degli strumenti, dal profumo degli ulivi e dalla sottile polvere di marmo.
L’opera raffigura ancora una volta una figura femminile astratta, dalla cui testa si innalza una forma a spirale, la mia caratteristica “testa a chiocciola”. La spirale simboleggia la forma primordiale di ogni divenire, il movimento lento e costante della natura, del tempo e di tutte le cose. Il corpo della figura poggia su una base che richiama un’anfora, alludendo al ruolo della donna come contenitore della vita, simbolo di fertilità, nutrimento e trasmissione della cultura.

Sulla superficie della scultura è incisa la frase latina:
“Ut sementem feceris, ita metes.”
Questa espressione si traduce con: “Come avrai seminato, così raccoglierai.” Proviene dal filosofo romano Cicerone, in particolare dalle Epistulae ad familiares. Fa parte di quelle verità senza tempo che riguardano causa ed effetto, responsabilità e conseguenza. È un invito ad agire con consapevolezza, perché tutto ciò che seminiamo — parole, azioni o pensieri — porterà frutto, che lo vogliamo oppure no. Per me questo messaggio è universale, e oggi più che mai attuale.
La scelta di incidere queste parole nella pietra conferisce alla scultura non solo un titolo, ma anche una profondità etica e filosofica. Da allora la figura si trova all’ingresso di Tendola, accanto a una piccola fattoria curata con amore, accogliendo i visitatori come una silenziosa custode e portatrice di significato. La sua presenza crea un legame particolare tra sapienza antica, arte scultorea e bellezza della natura.


Il simposio non è stato importante solo dal punto di vista artistico, ma anche personale: insieme a mio marito Dominik (anch’egli scultore partecipante) abbiamo accolto nella nostra vita il nostro primo cane italiano: Ragnar, un giovane Maremmano-Abruzzese. Un cane da pastore forte e intelligente, con l’animo di un guardiano. Anche lui ha avuto il suo primo assaggio della vita da scultore, curiosando tra la polvere bianca del marmo, e da quel momento ci ha accompagnato per molti anni nei nostri percorsi creativi.
Oggi, guardando indietro a quest’opera, vedo più di una semplice scultura. Vedo un capitolo di vita fatto di passione, nuovi inizi, incontri ed energia creativa. All’epoca vivevamo in Italia da appena due anni e mezzo, e già eravamo profondamente radicati nel mondo della scultura. E in questo lavoro riconosco continuamente la verità di quella frase: si raccoglie ciò che si semina. Che questa scultura possa continuare a ispirare chiunque vi passi accanto, ricordando che ogni azione, ogni parola e ogni pensiero è un seme.
Tendola (Lunigiana) 2007

