In una collaborazione intensa sul posto, circondato da artisti straordinari e da un clima profondamente tropicale, è emerso il mio mix di linguaggio formale occidentale e estetica dei materiali thailandesi, realizzato con l’estremamente morbida cera reale thailandese.

La scultura esplora il tema della trasformazione. Una testa di chiocciola a doppia spirale, arcaica, si eleva da una forma mitologicamente ispirata, squamata, che ricorda un serpente o un drago (in parte umano) adagiato su un simbolico corpo-mondo.
Il motivo fonde forme organiche con simboli provenienti da diversi culti, oscillando tra una presenza monumentale e la natura effimera della cera.

Il materiale, cera d’api reale, è stata una vera sfida: morbida, sensibile, calda, incredibilmente costosa, una sostanza che letteralmente “vive”. Il processo creativo è stato intenso sia fisicamente sia emotivamente.
Particolarmente difficile è stato mantenere stabile la forma scultorea con l’elevata umidità e temperature superiori ai 35°C. La cera reagiva a ogni tocco, a ogni movimento, richiedendo un approccio scultoreo completamente diverso rispetto a pietra o metallo.


A distanza di tempo, questa scultura rappresenta una tappa importante nel mio lavoro. Unisce la mia firma artistica a un gioco aperto tra culture e materiali. E rimane, come tutte le sculture in cera, intenzionalmente impermanente. Il materiale temporaneo incarna la fragilità ed è proprio questo a conferirle la sua forza.
Ubon Ratchathani (Thailandia) 2008

