
Nel 2011 ho avuto l’opportunità di partecipare al primo Simposio Internazionale di Scultura in Pietra sull’isola di Chios, Grecia. Il blocco di marmo grigio di 2 metri da cui è emersa la scultura non era solo un materiale, ma un interlocutore improbabile, duro e difficile da scolpire, che mi ha guidato attraverso la sua resistenza, la struttura e la profondità, immergendomi in un processo artistico totalizzante.
L’opera stessa è un’esplorazione simbolica della percezione e della realtà. La figura del Ciclope, tradizionalmente rappresentata come un gigante con un solo occhio, simboleggia una visione limitata, forse distorta, del mondo. Ma qui il focus non è solo sulla mitologia; è sullo stato di delirio, un momento di estraniamento in cui la realtà si dissolve e i confini tra essere e immaginazione si sfumano.


Il gesto centrale della scultura, una mano sproporzionatamente grande che regge una ciotola piena di vino, crea una tensione paradossale. È un’offerta? Un rituale? Oppure un atto finale e disperato di consapevolezza di sé? Il braccio emerge da una forma organica, fusa con la pietra ma al tempo stesso liberandosi in una dinamica distorta. Sembra sospeso tra materialità e dissoluzione, quasi incerto della propria esistenza.
Ciò che mi ha maggiormente occupato durante il processo creativo è stato il marmo solido, quasi impossibile da scolpire. La superficie è volutamente non uniformemente levigata; volevo contrastare la texture grezza con la modellazione liscia della mano, rafforzando la tensione tra controllo e dissoluzione.

Il contesto di Chios ha avuto un impatto profondo sull’opera: il caldo, il sole bianco e luminoso, la luce che si rifletteva sui blocchi di marmo e le intense conversazioni con altri scultori sofferenti sono diventati parte integrante del processo creativo. È stata una battaglia con la pietra, con la storia, con il luogo stesso.
In definitiva, Delirium of a Cyclops è una riflessione sulla percezione, non solo quella della figura, ma anche quella dello spettatore. Cosa vediamo davvero quando osserviamo qualcosa? Cosa percepiamo e cosa rimane nascosto? Il buon vino rosso è davvero sempre una soluzione?

Spero che chiunque si trovi davanti a questa scultura si ponga queste domande e, forse, per un momento, si trovi immerso in un delirio di percezione.
Chios (Grecia) 2011

